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Controcorrente: corrente nata il 16 dicembre 2006 per sostituire quella che fu Progetto Comunista di Marco Ferrando. Può contare su un menbro in Cpn (Marco Veruggio) e due in cng ( Alì Ghaderi, Luigi Minghetti) già organici alla corrente di Ferrando.

Bruxelles. Da 15 paesi per dire no alla liberalizzazione delle poste

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4 marzo 2010, da Bruxelles Patrizia Granchelli

Erano più di due anni, che come circolo Poste di Milano e Coordinamento Nazionale Poste avevamo cercato di organizzare un incontro che mettesse in contatto le varie realtà europee impegnate nella battaglia contro la liberalizzazione del settore. Come Rifondazione all’epoca avevamo i nostri parlamentari a Bruxelles, che ci hanno risposto picche i motivi li possiamo ben immaginare. Oggi 4 marzo 2010, dopo solo 3 mesi dall’incontro con Joe Higgins con il quale avevamo parlato della situazione delle Poste durante la tre giorni di Genova, eccoci qui ad incontrare le delegazioni dei lavoratori postali di gran parte dell’Europa. Non sapevamo cosa avremmo trovato; sapevamo solo che era un primo passo, un passo che ci avrebbe reso possibile conoscere la situazione degli altri lavoratori e soprattutto capire se ci fossero le condizioni per una comune battaglia.

All’incontro erano presenti, oltre alla delegazione italiana (formata da 4 compagni e 2 compagne) erano presenti le delegazioni del Belgio, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Olanda, Germania, Portogallo, Spagna, Grecia, Austria, Finlandia e Romania (spero di averle elencate tutte).

L’analisi che ne è venuta fuori è la stessa che noi di Milano e del Coordinamento Nazionale, abbiamo elaborato da anni: la liberalizzazione del servizio postale altro non è che l’ennesima speculazione capitalistica a danno dei lavoratori e degli utenti. Sul versante del lavoro verranno minati i diritti e il salario, infatti ci sarà una concorrenza al ribasso, non delle tariffe, ma del costo del lavoro e ciò comporterà una sua ulteriore precarizzazione e una perdita dei posti di lavoro che va dal 20 al 30%. Sul versante degli utenti (consumatori è un termine che non amo) invece, assisteremo al peggioramento del servizio, al venir meno del concetto del servizio pubblico universale (tale è il diritto alla corrispondenza) e ne risentiranno maggiormente i cittadini delle zone rurali. Noi da anni avevamo detto che l’abbandono del territorio da parte dei presidii fondamentali, comporta anche un abbandono delle imprese e quindi il decadimento del tessuto sociale (marcescenza). Quindi l’impatto sociale della liberalizzazione sarà molto grave. Partendo da questa base comune e condivisa, tutte le delegazioni hanno chiesto una moratoria dei tempi (ricordiamo che il termine fissato è l’ 1/ 1/ 2011), che il Parlamento Europeo si impegni a difendere il servizio pubblico universale, che sia accessibile a tutti, con tariffe adeguate e alla portata di tutti. Si chiede un salario minimo, che tutti i gestori della corrispondenza devono garantire ai lavoratori. Prima di fissare la nuova data della liberalizzazione si chiede al Parlamento di analizzare e tener presente i danni e le conseguenze sociali che l’applicazione di questa direttiva produrrà. E vigilare affinché a causa del danno prodotto dalla crisi finanziaria, nessuno ci speculi sopra (infatti in quasi tutti gli stati le poste sono aziende in attivo). Per quanto riguarda la moratoria dei tempi l’UNI GLOBAL chiede che vengano ascoltati, tramite una consulta, i lavoratori e i cittadini. Un’ulteriore richiesta avanzata, poiché parliamo di universalità del servizio, è l’unificazione a livello europeo delle tariffe.

L’UNI GLOBAL per lottare contro la liberalizzazione e rivendicare quanto esposto, ha lanciato un primo appuntamento di lotta comune per il 14 marzo a Bruxelles.


pubblicato il 2010-03-07 11:17:51


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