Controcorrente: corrente nata il 16 dicembre 2006 per sostituire quella che fu Progetto Comunista di Marco Ferrando. Può contare su un menbro in Cpn (Marco Veruggio) e due in cng ( Alì Ghaderi, Luigi Minghetti) già organici alla corrente di Ferrando.
Difendere la previdenza pubblica
Le pensioni e il Tfr sono parte del salario di un lavoratore ed esattamente come il salario “diretto” vengono aggrediti col pretesto che per rimettere in moto l’economia bisogna diminuire il “costo del lavoro”. Tradotto in termini più comprensibili significa che per rimettere in moto i profitti delle aziende e le rendite degli speculatori è necessario colpire gli stipendi di chi lavora. A dimostrazione del fatto che la società è sempre più e non sempre meno divisa in classi sociali in conflitto tra loro. L’economia che conosciamo noi è quella che una volta si chiamava economia domestica, l’economia di chi all’inizio del mese deve pagare l’affitto o il mutuo, poi le bollette, tutti i giorni deve mangiare, mandare a scuola i figli e resistere fino al 27 per prendere lo stipendio. E’ questa l’economia che vogliamo rilanciare, perché quell’altra economia, quella dei padroni, di essere rilanciata non ne ha bisogno. E vogliamo rilanciarla per chi lavora ma anche per chi ha lavorato una vita e ha diritto a trascorre gli ultimi anni serenamente. Invece vogliono tagliare le nostre pensioni, farci lavorare più a lungo e investire il nostro Tfr in Borsa affidandolo a quei fondi pensione che – tra l’altro – sono i principali soggetti promotori di processi di privatizzazione che mietono ogni anno decine di migliaia di posti di lavoro. Se l’aspettativa di vita degli italiani cresce (ma quella di un lavoratore cresce meno di quella di un avvocato, di uno speculatore immobiliare o di un attore) è certo che contemporaneamente crescono anche i profitti e le rendite. Che i costi aggiuntivi a carico dell’Inps vengano attribuiti a chi negli anni passati ha visto moltiplicarsi le proprie entrate miliardarie. Controcorrente è contraria al taglio delle pensioni, attraverso il ritocco dei coefficienti o qualsiasi altro strumento, all’aumento dell’età pensionabile (per tutti i lavoratori, più o meno “usurati”) che produce disoccupazione per i giovani, e ha invitao i lavoratori a non versare il proprio Tfr ai fondi pensione. I fondi pensione infatti non danno garanzie rispetto ai pericoli della Borsa, hanno rendimenti mediamente più bassi di quelli garantiti dall’Inps e rappresentano una minaccia per il sistema previdenziale pubblico.