Conegliano. A 10 anni dall'aggressione NATO alla Jugoslavia
redazione
A 10 ANNI DALL'AGGRESSIONE NATO ALLA JUGOSLAVIA
Rifondazione Comunista
Circolo di Conegliano
presenta il racconto autobiografico
LE CENERI E IL SOGNO
di Slobodanka Ciric
(ed. La città del Sole, 2009)
interviene l'autrice attiva nell'Associazione
Non bombe ma solo caramelle
Giovedì 19 marzo ore 20,45
presso Informagiovani di Conegliano Veneto
organizzano:
Non bombe ma solo caramelle - onlus
Gruppo Consiliare PRC Comune di Conegliano Veneto
Ricordiamocene: in media la Serbia subiva almeno seicento raids aerei al giorno. Gli aerei, partiti da quarantasette basi aeree in Europa Occidentale (Germania, Francia e Italia), Europa Orientale (Ungheria), e i bombardieri strategici B2 e B52 della base Whiteman in USA, hanno vomitato senza sosta per sessantotto lunghissimi giorni il loro carico micidiale, per un totale di diecimila missili con sessantanovemila tonnellate di esplosivo, centocinquantadue contenitori di bombe a frammentazione, oltre a bombe alla graffite e all'uranio impoverito.
Niente e nessuno è stato risparmiato: Belgrado, l'ultima capitale europea bombardata nel XX secolo, con il suo simbolo, la Torre di Avala, rappresentativa per la città come la Torre Eiffel per Parigi, con il suo centro storico arato con le bombe e seminato con la morte, la televisione di Stato e i ministeri rasi al suolo, le zone residenziali distrutte e avvolte in un sudario come tutto il territorio serbo.
Fabbriche sviscerate, raffinerie incendiate, chiese e monasteri di valore culturale inestimabile, costruiti molto prima che gli Stati Uniti d'America esistessero, cimiteri, stazioni degli autobus diventati stazioni di sola andata, ospedali, grattacieli, redazioni giornalistiche e uffici, ripetitori televisivi, ponti, treni, ferrovie, mercati, un'ambasciata, guarda caso, quella cinese, alberghi, convogli dei profughi, inclusi quelli albanesi, e quello dei medici greci di Medici senza Frontiere, considerati colpevoli perché volevano aiutare anche i serbi, come gli albanesi!
Piangendo il feretro della mia Yugoslavia, non riesco a non rimpiangere anche quell'epoca, quando eravamo “sei stati, cinque nazioni, sei religioni, due alfabeti e un solo Tito”.
Piango un periodo di pace, assai lungo per le consuetudini balcaniche, di tranquillità, quando il benessere e la spensieratezza ci facevano scambiare, almeno apparentemente uniti, carovane di fratellanza e unità, e a ricostruire il paese c'erano le azioni organizzate di lavoro volontario e la “staffetta” la si portava con orgoglio attraverso tutta la Yugoslavia, una specie di rito per rinnovare il giuramento al Maresciallo.
(da “Le Ceneri e il Sogno”)
Boba Ciric è nata a Belgrado all'inizio degli anni sessanta in una famiglia operaia e giovanissima si è affermata come una delle più conosciute paroliere dei più importanti musicisti Jugoslavi. Pur essendo nata ed educata in un paese del “socialismo reale” non è e, e non è mai stata una militante comunista.
pubblicato il 2009-03-18 17:20:01
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