Fincantieri. Non salvate il soldato Bono!
redazione
Fincantieri. Non salvate il soldato Bono!
La nostra richiesta di dimissioni di Giuseppe Bono non è una boutade, ma il frutto di un ragionamento che le rivelazioni fatte ieri da Stefano Messina (Fincantieri avrebbe rifiutato una commessa per 4 portacontainer del valore di 300 milioni di dollari) ci confermano. La sproporzione tra la guerra che Bono ha scatenato in questi giorni e l’oggetto del contendere, una premio che per Fincantieri è un'inezia, indica che qui la posta in gioco è un’altra. Bono sa che è in arrivo una bufera. Non si tratta soltanto della crisi, ma dei nodi di un’intera gestione che vengono al pettine: il progetto della Borsa (fortunatamente) fallito, una conflittualità interna micidiale, commesse perse e commesse rifiutate. Dunque si prepara a recitare la parte di chi è vittima delle forze della conservazione.
Fatto sta che, con la “guerra dei premi”, Bono è riuscito a mettere insieme FIOM FIM UILM (e già questo è prodigioso); Regioni ed Enti Locali (maggioranza e opposizione); la Chiesa, che ieri ha fatto giungere la propria solidarietà ai lavoratori genovesi. Il silenzio di Confindustria e l’ assist di Messina sono altrettanto eloquenti. Il PD che, all’epoca di Prodi si era fatto incantare dal sogno della Borsa, oggi è visibilmente infastidito. Nel centrodestra oltre agli elogi (interessati) di Bossi, che chiede un aiuto speciale ai cantieri e all’indotto di Marghera e Monfalcone (il che spiega molte cose, compresi i fatti di questi giorni) ci sarebbe la simpatia di Sacconi. Ma è sufficiente? A quanti serve tutto ciò?
Per una volta ci abbandoniamo a un appello bipartisan e interclassista: "Non salvate il soldato Bono!"
Genova, 17 dicembre 2009
Marco Veruggio
Responsabile Economia lavoro PRC Genova
pubblicato il 2009-12-17 22:11:34
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