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Veruggio: sulle alleanze alle regionali un referendum. Ferrero dice no


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redazione

Pubblichiamo il testo dell'intervento di Marco Veruggio (Controcorrente) alla Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista di ieri, dedicata alle prossime elezioni regionali e l'ordine del giorno presentato dallo stesso Veruggio, che chiedeva di verificare le scelte elettorali del PRC alle regionali attarverso un referendum tra gli iscritti. La proposta è stata bocciata da Ferrero, il quale ha detto che i referendum nelle regioni in cui si vota sarebbero disastrosi, senza peraltro argomentare la sua risposta.

La discussione sulle elezioni regionali avviene in una situazione delicatissima per il PRC e per l'intera sinistra, reduci da gravi sconfitte elettorali. Tale discussione - dunque - oltrepassa i confini della semplice "scelta tattica" e investe il profilo strategico del nostro progetto e perfino il suo futuro. E si snoda in bilico tra la poesia di Ferrero, quando ci parla di alleanze elettorali vincolate all' "utilità sociale" e di pregiudiziali antiUDC, e la prosa di Pegolo, che oggi ha fatto una relazione di cui ho apprezzato almeno l'onestà e il cui impianto è sintetizzabile in "accordi elettorali ovunque, col PD e magari anche con l'UDC". Una relazione così chiara che propongo di pubblicarla su Liberazione. D'altra parte quando Ferrero indica le giunte regionali di Piemonte e Toscana come un modello il segnale è altrettanto chiaro e la scelta di accelerare sulla federazione col PDCI evidentemente conferma questo indirizzo. Ieri sera al Comitato Politico Federale di Genova il nostro capogruppo regionale diceva che - siccome in Liguria Burlando farà l'alleanza con l'UDC - Rifondazione non può fare un accordo "organico" con Burlando. Dunque faremo un accordo "disorganico", con Burlando e col partito di Casini. E questo mi ricorda quando - durante il congresso - i compagni della mozione 1 andavano nei circoli e dicevano: "Vendola? Ma lo sapete cosa vuole fare? Vuole fare accordi con l'UDC!" Evidentemente allora era uno scandalo e oggi non lo è più.

D'altra parte questa è la storia di un partito in cui i cambiamenti di leadership sono avvenuti sempre all'insegna dello stesso schema: finta a sinistra e svolta al centro. Cossutta lo fece con Garavini; Bertinotti lo fece con Cossuta e sembra proprio che anche al congresso di Chianciano la regola sia stata rispettata. Dunque oggi ci troviamo il bertinottismo senza Bertinotti e un gruppo dirigente che fa le stesse cose di Bertinotti ma cerca con tutte le sue forze di dimostrare che sta facendo il contrario. Tutte le motivazioni che vengono addotte per quest'ulteriore ondata di accordi: primum vivere, le difficoltà finanziarie e la destra "eversiva" che avanza sono le stesse che abbiamo sentito da 15 anni a questa parte per giustificare le alleanze col centrosinistra. Siccome l'unico terreno di verifica di un'ipotesi politica è il terreno empirico, bene, parlano i risultati. La sinistra è allo sbando e la destra prospera. Il Partito ha quasi completamente perso la propria credibilità, è sull'orlo della bancarotta, è al 40% del tesseramento e sta fuori dal Parlamento nazionale e da quello europeo e da moltissimi consigli comunali e provinciali. E per di più ci sentiamo dire che - per fermare Berlusconi - bisogna allearsi con chi oggi - dopo la sentenza sul Lodo Alfano - sta dicendo che Berlusconi deve continuare a governare. Ma non c'era il fascismo alle porte?

E' la dimostrazione - e lo dico anche a Ramon Mantovani, di cui pure ho condiviso quasi integralmente l'intervento - che quando io e Bellotti abbiamo sostenuto che l'ingresso degli ex vendoliani rimasti nel PRC in segreteria nazionale segnalava un cambio di maggioranza, evidentemente avevamo i nostri buoni motivi. Oggi questo partito è governato appunto da una nuova maggioranza Grassi-Rocchi-Ferrero. La proposta di un governo di salvezza nazionale a PD e UDC lanciata da Ferrero quest'estate, la forzatura prima e l'accelerazione poi in direzione della Federazione col PDCI e infine l'apertura di Grassi a Vendola sulle pagine del Manifesto, che oggi viene fatta propria dalla segreteria con le affermazioni di Pegolo su una possibile alleanza con Sinistra e Libertà in Puglia, significano che si ritorna all'idea dell'Arcobaleno, dopo che Ferrero, al congresso di Chianciano, aveva costruito la propria candidatura proprio in contrapposizione a quell'idea. Per questo, poiché la scelta di nuovi accordi col centrosinistra alle regionali rappresenta un'inversione a U rispetto all'indirizzo deciso dal congresso, credo che tale decisione vada sottoposta a una verifica il più possibile ampia. Oggi presenterò un ordine del giorno in cui si chiede che nelle regioni dove si andrà al voto la Direzione dia indicazione di attivare questa verifica attraverso lo strumento del referendum tra gli iscritti.

Spesso ho sentito Ferrero dire che questo tormentone dell' "accordi sì accordi no" è una mera perdita di tempo. Al contrario quando si cancella il concetto dell'autonomia di classe, cioè il fatto che non puoi stare coi lavoratori e allo stesso tempo essere alleato di chi rappresenta i padroni, allora è in gioco la stessa natura di classe di questo partito. E non a caso oggi, mentre in tutta Italia scoppiano scioperi spontanei contro l'accordo separato firmato ieri da FIM e UILM, noi siamo qui a parlare di noi stessi e a discutere delle elezioni senza alcuna riflessione su come promuovere una tattica elettorale che metta al centro gli interessi dei lavoratori. A meno che non si dica che oggi dobbiamo salvare le nostre rappresentanze istituzionali e domani impiegarle per difendere i lavoratori. Ma vi ricordo che anche questo ritornello - la cosiddetta politica dei due tempi - fa parte del vecchio repertorio di Fausto Bertinotti. La realtà è che oggi questa discussione è centrata sulla difesa degli interessi di qualche "lavoratore della politica", cioè sull'autoconservazione delle posizioni istituzionali e della rendita di posizione di questo gruppo dirigente.

Il risultato è che sempre più Rifondazione Comunista si rivela un partito inutile per quei lavoratori che oggi scendono in piazza e in generale per il mondo del lavoro tutto. E per questo, per la prima volta nella storia di Rifondazione, c'è la concreta possibilità (dico possibilità non certezza) che un'ulteriore catastrofe elettorale possa portare al collasso definitivo. Perché un partito sopravvive se serve a qualcosa e non può andare avanti all'infinito per forza d'inerzia. Da mesi ormai lo stillicidio quotidiano di compagni e di lavoratori che ci chiedono: "ma voi cosa farete dopo?" è ripreso, come accadeva prima del congresso. Peccato che Ferrero e questo gruppo dirigente sembra proprio che una riflessione seria sul futuro del Partito siano gli unici a non volerla fare.

ORDINE DEL GIORNO

La discussione sulle elezioni regionali avviene in una situazione delicatissima per il PRC e per l'intera sinistra, reduci da gravi sconfitte elettorali. Tale discussione - dunque - oltrepassa i confini della semplice "scelta tattica" e investe il profilo strategico del nostro progetto e perfino il suo futuro. Per questo le scelte che il PRC si appresta a compiere - tanto più nel quadro della costituzione di una nuova aggregazione con altre forze politiche - richiedono di essere prese attraverso il più ampio coinvolgimento di tutto il nostro corpo militante. Per questo:

la DN dà indicazione che in tutte le regioni chiamate al voto la scelta della collocazione e delle alleanze venga sottoposta alla più ampia verifica attivando l'istituto del referendum tra gli iscritti.

MarcoVeruggio
Alessandro Giardiello
(respinto con 4 voti a favore: Bellotti, Giardiello, Mantovani, Veruggio e un astenuto: Nicotra)


pubblicato il 2009-10-17 19:53:38


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