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Liguria. Mozione FIOM all'attacco


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redazione

La "fronda" guidata dalla FIOM
CGIL, la mozione antiEpifani annuncia il boom in Liguria
Manganaro: con noi i delegati ILVA, Fincantieri, Ansaldo. Miroglio: velleitari

Genova. "Due mozioni, in fondo, ci sono sempre state. Rientra nei meccanismi democratici di un congresso. Poi, sull'opportunità in questo momento di avere due mozioni, è un altro discorso", risponde tra i denti Renzo Miroglio, segretario generale della CGIL Liguria, sulla novità che apre il percorso in vista del Congresso nazionale del sindacato, nel maggio 2010.
Il segretario generale Guglielmo Epifani deve guardarsi dalla concorrenza interna. E questa volta, l'alternativa all'attuale dirigenza ha tutto l'aspetto di una vera e propria grana. In casa non si gioca più da soli. Tra l'altro in un momento di grave crisi economica, con la disoccupazione che dilaga di regione in regione. L'alternativa è rappresentata da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della FISAC CGIL. Ma dietro c'è gran parte del gotha dei metalmeccanici, Gianni Rinaldini e Giorgio Cremaschi in primis, e della Funzione Pubblica di Carlo Podda.
"La CGIL che vogliamo": questo il nome della mozione che a Genova avrà la sua presentazione ufficiale dopodomani pomeriggio. "Siamo in tanti e contiamo di rimepire tutta la sala Governato", Burno Manganaro, della segreteria FIOM di Genova, guarda con ottimismo i prossimi giorni di dibattito interno al sindacato. Anche lui minimizza sulla circostanza dei due documenti contrapposti - "è sempre stato così" - ma è indubbio che la strada che porta al congresso si stia surriscaldando: "Con la mozione Moccia-Rinaldini c'è la stragrande maggioranza dei dirigenti FIOM e FP. E non è poco". A Genova i nomi che Manganaro sciorina sono quelli del segretario generale FIOM Francesco Grondona, quello della Funzione Pubblica Michele Sichenz e dei bancari Ottavio Biccheri. "Più membri della segreteria della Camera del Lavoro e della confederazione regionale. Senza contare i delegati sindacali di Fincantieri, ILVA e Ansaldo", aggiunge. Un gruppo che sulla scorta dei leader nazionali vuole far sentire la propria forza all'interno del sindacato, in nome di una rottura col presente. "Noi poniamo un problema serio. La CGIL, aldilà delle lodevoli dichiarazioni d'intenti, non ha concretizzato nulla".
Il riferimento esplicito di Manganaro è al protocollo sul nuovo modello contrattuale che ha rotto il fronte sindacale, con la CGIL che ha lasciato il tavolo delle trattative senza firmarlo. "E' stata una scelta giusta. Ma dopo? Non sono state date indicazioni chiare per respingere la proposta di alungare da due a tre anni i contratti rinnovabili.Noi pensiamo sia finita l'età della concertazione e si deve aprire la stagione della conflittualità sociale. Non solo i metalmeccanici ma tutte le categorie".
Una frattura interna che non apre a scenari di ulteriore scissione "ma, conclude Manganaro, non ci può essere un'unità finta. Se il nostro documento dovesse strappare la maggioranza allora chiederemmo una svolta anche a livelo di dirigenza". Per ora i numeri nazionali parlano di 81,4% per Epifani e 18,6% per Moccia. Renzo Miroglio, segretario "epifaniano" in Liguria, si dice sereno e sugli annunci della FIOM è tranchant: "Puro velleitarismo".

Ilario Lombardo
Il Secolo XIX, 02 dicembre 2009


pubblicato il 2009-12-02 22:48:32


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