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Il futuro del PRC. ControCorrente risponde a Pegolo, Barbarossa, De Cesaris...


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redazione

Ai firmatari dell’Appello ‘Il tempo è scaduto. Riprendiamoci la parola’
http://riprendiamocilaparola.wordpress.com/
RIPRENDERSI LA PAROLA, MA PER FARE COSA?

Cari compagni e care compagne,
abbiamo letto con interesse il testo pubblicato su Liberazione ad aprile e ancor più l’appello di qualche giorno fa, che amplia i contenuti del primo e cerca di articolare alcune proposte pratiche. Con alcuni di voi abbiamo condiviso l’impegno della terza mozione all’ultimo congresso, con altri, pur da collocazioni diverse ci siamo trovati varie volte a esprimere un ragionamento comune nel dibattito interno a Rifondazione. Per questo troviamo naturale rispondere al vostro appello per cercare di capire se è possibile - aldilà delle note differenze politiche e ‘culturali’ tra noi - trovare una base comune per cercare di rispondere alla crisi del PRC, del suo progetto politico e della sua struttura organizzata.

Tolte le citazioni di Majakovskij, che - come abbiamo già sperimentato una volta - non ci portano fortuna, crediamo che ci siano vari punti comuni nella vostra e nella nostra analisi: l’assenza di progetto politico nel PRC e dunque il prevalere della ‘piccola politica’; il governismo e la subalternità nei confronti del PD e dello stesso ‘vendolismo’, più in generale del centrosinistra; la critica alla Federazione; la ‘questione morale’ e la burocratizzazione del Partito; l’insufficienza del suo radicamento sociale, sono soltanto alcuni dei temi su cui la pensiamo allo stesso modo o in modo abbastanza simile.

Come abbiamo detto nel corso dell’ultimo CPN su questi temi una parte del gruppo dirigente PRC ha sviluppato un punto di vista chiaro: la cosiddetta svolta di Chianciano non ha pagato; dunque bisogna aprire una ‘offensiva unitaria’ nei confronti di SEL per lanciare insieme la proposta di un ampio schieramento a difesa della democrazia e per cacciare Berlusconi nel 2013. Dunque serve un partito funzionale a questa linea politica. A questa proposta Ferrero in questi mesi non è stato in grado di contrapporre una proposta altrettanto chiara, col timore che qualsiasi cosa avesse detto avrebbe finito per scontentare una parte della propria maggioranza. A giudicare dalle vostre parole diremmo che tale atteggiamento non gli è servito a scongiurare il pericolo. Dunque non dobbiamo incorrere anche noi nello stesso errore e per questo è necessario essere inequivocabili e inflessibilmente lineari nel passare dall’analisi all’azione. Citiamo tre punti.

1. La questione delle alleanze. Continuare a dire che questo tema non va risolto ‘in modo pregiudiziale’ ma in base ai programmi e che bisogna essere ‘strategicamente alternativi al PD’ in questi anni non ci ha preservato dagli errori che voi stessi denunciate. O ci si aspetta una svolta sostanziale nel PD e nelle forze di centrosinistra oppure crediamo che non sia avventurismo dire chiaramente che - almeno in questa fase - la sinistra dovrà fare opposizione al centrodestra e al centrosinistra. Eventuali improbabili eccezioni non farebbero altro che confermare la regola.
2. La Federazione della sinistra. La critica alla Federazione e alla logica dei ‘contenitori’ non basta, perché è chiaro che il gruppo dirigente del PRC preme a maggioranza per andare in quella direzione e che oggi è necessario esprimere un giudizio e una posizione conseguente non sulla Federazione dei nostri sogni, ma sulla Federazione che - concretamente - abbiamo visto all’opera in questi mesi e che sta andando avanti inesorabilmente lungo una strada tracciata: quella indicata da Giampaolo Patta e che coniuga il ‘congelamento dell’attività e del tesseramento del PRC con la disponibilità a un nuovo accordo nazionale di governo col centrosinistra, questa volta con in più la clausola della ‘fedeltà eterna’. Dunque o si cerca di contrastare quel processo facendo una proposta alternativa oppure ci si limita a mettere la testa sotto la sabbia (come si è fatto rispetto al congresso CGIL, coi risultati che sappiamo). ControCorrente dice che è necessaria una ‘sinistra dei lavoratori’ anticapitalista e ‘incompatibile’ (così ci capiamo) col PD e nuove edizioni del centrosinistra. Nel vostro appello si parla di ‘una sinistra vera, moderna, coraggiosa, di classe, comunista, anticapitalista, ambientalista, femminista, radicalmente alternativa ai due poli’. Non ci sembra che si tratti di formule così distanti da impedirci di sviluppare una discussione comune, ma il problema è definire se questa vostra proposta è alternativa o no alla Federazione, perché, se è compatibile con la Federazione allora è incompatibile con la Rifondazione Comunista e con una ‘sinistra vera, moderna, coraggiosa, di classe ecc.’.
3. Democrazia interna e forma-partito. Anche su questo tema, se non vogliamo ripetere gli sterili ‘mal di pancia’ stile Conferenza di Carrara è necessario ragionare su una proposta articolata, che colpisca il fenomeno della sclerotizzazione della democrazia e del burocratismo alle sue radici e cioè in una stratificazione di livelli e condizioni di vita creatasi tra i dirigenti di questo partito in base alla loro vicinanza alle ‘stanze dei bottoni’. Pensiamo che vada fatto un ragionamento su come utilizzare le risorse e il patrimonio di questo Partito, che attraversa una crisi materiale oltre che politica, ricordando che quelle risorse e quel patrimonio sono a disposizione di tutto il Partito, grazie al sacrificio che i suoi iscritti si sono sobbarcati in questi anni. E infine siamo disponibili a ragionare su come combattere le lobbies e i comitati elettorali che albergano nel PRC, anche questi sono cosa diversa dalle aree e dalle componenti politiche. La prova del nove sta nel fatto che le lotte intestine che hanno lacerato questo partito negli anni si sono perlopiù consumate all’interno delle stesse componenti e mozioni congressuali. Dalla ‘coppia più bella del mondo’ Cossutta-Bertinotti ai giorni nostri.

Dunque cari compagni, se c’è la concreta volontà di cambiare, noi pensiamo che ci debba essere la massima chiarezza su questi pochi, pochissimi punti e allo stesso tempo che tale volontà debba concretizzarsi rapidamente, agli occhi di questo gruppo dirigente e degli iscritti di questo partito, in un fatto pubblico. Anche qui le esperienze che abbiamo già vissuto all’epoca del secondo Governo Prodi, quando gli squilli di tromba che dovevano precedere l’arrivo della cavalleria ferreriana contro gli affossatori del Partito venivano annunciati alle 10 e smentiti alle 10 e un quarto, qualcosa dovrebbero insegnarci. Noi vi proponiamo di organizzare insieme, prima dell’estate, un momento pubblico di discussione tra di noi sul futuro della rifondazione e un momento pubblico di discussione tra di noi e con altri sul futuro di questa sinistra. Non un cantiere, che di quelli in vent’anni ne abbiamo aperti tanti senza costrutto, ma due momenti di discussione vera, coi compagni in carne e ossa e con quei soggetti che più volte vengono nominati nel vostro documento: i lavoratori, i precari, i giovani, le donne, i movimenti. Il tempo è davvero scaduto. Se si vuole ancora provare a dare una svolta – seriamente - noi ci stiamo. Sennò pensiamo che, molto semplicemente, non ci sarà un futuro.

Marco Veruggio DN PRC
Alì Ghaderi, Patrizia Granchelli CPN PRC
Luigi Minghetti CNG PRC
Mara Armellin, Segreteria PRC Treviso
Christine Thomas, PRC Bologna
Christel Dicembre, GC Bologna
Fabrizio Nigro, PRC Genova
del coordinamento nazionale di ControCorrente


pubblicato il 2010-05-21 15:05:40


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