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Pegolo, Barbarossa, De Cesaris a ControCorrente


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redazione

Roma, 25 maggio 2010
Ai compagne e alle compagne di Controcorrente,
Care compagne, cari compagni,

abbiamo ricevuto con piacere la vostra lettera e ne abbiamo apprezzato lo spirito unitario e anche la chiarezza. Vi chiediamo scusa se non siamo riusciti materialmente a rispondervi prima, lo facciamo ora cercando di affrontare gli interrogativi politici che ci avete posto.

In primo luogo, constatiamo che vi sono fra noi diversi punti di analisi condivisi. Riteniamo, inoltre, che la vostra rappresentazione del dibattito interno nel partito sia sostanzialmente fondata. Su questi punti non ci sembra pertanto il caso di tornare. Veniamo alle altre questioni che ponete.

La prima è la questione delle alleanze e dei rapporti a sinistra. La nostra idea è che le posizioni del PD non consentano la riproposizione di un nuovo centro sinistra e cioè un’alleanza organica fra PD e forze che si collocano alla sua sinistra. Pensiamo, anzi, che occorra costruire una sinistra alternativa, autonoma dal PD e dal centro-sinistra. Che tipo di rapporto si può tenere fra sinistra di alternativa e PD? Sul piano elettorale noi non crediamo che porre la questione dei programmi sia in se sbagliato. Il punto è che quando si accetta un terreno di confronto di questo tipo si incorre nel rischio concreto di fare dei programmi un alibi per giustificare accordi a tutti i costi. In parte, ciò è avvenuto anche nelle elezioni regionali, ma l’offensiva in corso ora nel partito è molto più forte. Per fronteggiarla noi crediamo, in primo luogo, che sia necessario lavorare da subito per costruire sui territori un sistema di alleanze politiche e sociali che configurino poli alternativi a sinistra del PD. In questo senso, la principale necessità è quella di rilanciare il conflitto, lavorare insieme ai soggetti sociali di riferimento, individuare piattaforme. Senza questa iniziativa le partite elettorali sono a perdere: o si finisce totalmente subalterni al PD ( magari per non sparire dalle istituzioni) o si fa opera di testimonianza ( per l’esiguità dei rapporti di forza). Questi poli possono presentarsi alle elezioni da soli. Alcune esperienze compiute sono state da questo punto di vista positive. Se tali poli conseguono delle alleanze con il PD ciò deve essere motivato.

La seconda questione che ponente – l’atteggiamento da tenere nei confronti della Federazione della sinistra – merita un approfondimento. Noi pensiamo che a sinistra debba nascere una sinistra alternativa con marcati caratteri anticapitalistici. Una sinistra nella quale Rifondazione comunista continui a vivere come soggetto politico autonomo, ma non separato. Da questo punto di vista, la Federazione costituisce un ibrido che rischia di pregiudicare, sia il mantenimento del partito, sia la costruzione di tale sinistra. Le ragioni sono sostanzialmente due. Dal punto di vista politico, perché al suo interno, e in modo spesso trasversale, albergano tendenze moderate che puntano alla ricostruzione del centro sinistra, operazione all’interno della quale si colloca anche l’apertura a SEL. Non solo, perché spesso ciò si accoppia ad una propensione moderata anche sul piano delle pratiche politiche e sociali, come ben dimostrano le pozioni tenute da Patta. Dal punto di vista organizzativo, perché il modello oltrepassa quello dell’unità d’azione per spingersi verso un’opzione fusionista che allude al superamento del partito, ma anche ad un’idea di aggregazione di forze che riecheggia non poco il modello “arcobaleno”. Alle domande che ci ponete rispondiamo che per noi la federazione è un ostacolo al progetto della Rifondazione comunista e alla costruzione di una sinistra di alternativa. Parti delle forze che oggi confluiscono nella Federazione possono essere probabilmente recuperate ma solo nella chiarezza politica e in una pratica coerente di opposizione. A tutt’oggi quello che al massimo si può fare è mantenere un cartello elettorale che va comunque verificato e una forma minima di coordinamento.

Sul partito. Qui la situazione è davvero grave. Il meccanismo correntizio, sempre presente in Rifondazione comunista dalla sua nascita, ha ora generato un fenomeno in parte sconosciuto nel passato e cioè la trasformazione delle correnti in vere e proprie lobby di potere. Tali lobby si caratterizzano per il fatto che, a fronte di una grande disinvoltura tattica e opportunismi di vario genere, mantengono caratteri molto aggressivi nella spartizione delle risorse ( principalmente politiche) di cui dispone il partito. Ciò che interessa sono i ruoli dirigenti, le cariche istituzionali. Gli aspetti di tipo finanziario pure, ma la stretta finanziaria del partito limita l’accesso a risorse sempre più magre. Come si combatte questa deriva? Noi pensiamo che in primis occorra valorizzare al massimo la partecipazione dal basso nel partito. Tutte le iniziative che consentano alla base del partito di comprendere e influire sulle decisioni sono essenziali, ivi compreso la consultazione generale degli iscritti in determinate occasioni. Occorre, inoltre, la proposizione di un modello organizzativo basato su alcuni principi. Il primo è il pluralismo ad ogni livello dell’organizzazione, comprese tutte le cariche dirigenti. Noi pensiamo che tutti abbiano diritto a concorrere non solo all’attuazione della linea, ma anche alla sua elaborazione, anche a prescindere se si collocano in una posizione di maggioranza o di minoranza. In secondo luogo, riteniamo che gli incarichi debbano rispondere in primis ad un criterio oggettivo di competenza. Sull’uso delle risorse esigue vanno individuati criteri trasparenti e affidate le scelte a organismi di controllo condivisi. Naturalmente molte possono essere le altre soluzioni organizzative individuate.

In merito ai rapporti fra noi, riteniamo sia possibile sviluppare un ragionamento più approfondito, a partire da queste prime riflessioni che ci siamo scambiati e, in tal senso se site d’accordo potremmo definire insieme una data per incontrarci. In merito alla vostra proposta di tenere su alcuni temi momenti pubblici di discussione, siamo disponibili. Abbiamo sempre considerato che essenziale è il confronto politico di merito, le storie politiche di ognuno sono importanti, ma per quanto ci riguarda non costituiscono impedimenti per la ricerca di convergenze.
Fraterni saluti
Imma Barbarossa
Walter de Cesaris
Gianluigi Pegolo



pubblicato il 2010-05-29 19:57:12


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