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Caso Indesit. Lettera al Governatore Zaia


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redazione

8 luglio 2010
Al governatore del Veneto Zaia
p.c.
al Presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro
e agli iscritti ed elettori della Lega Nord Veneto,

a giugno ho partecipato ad alcuni dibattiti in provincia di Treviso, a cui sono intervenuti lavoratori di aziende in crisi e si è discusso in particolare dei casi dell'Ape di Susegana, della Fervet di Castelfranco e della Indesit di Refrontolo. La crisi evidentemente non risparmia nessuno, anche quel Nord Est che per anni era stato presentato come un modello esemplare. La vicenda Indesit è emblematica. Ho letto che Lei ha parlato di tante ‘piccole Pomigliano’ venete. In effetti è così. Ma in questo caso invece di mettere in concorrenza i ‘fannulloni’ campani con gli iperproduttivi polacchi, si pensa di chiudere gli stabilimenti ‘padani’ di Brembate e Refrontolo ‘accorpando’ le produzioni a Fabriano e Caserta. Dunque di fronte alla logica del profitto la latitudine non è una garanzia per nessuno. A Bergamo sono a rischio 450 posti di lavoro, a Treviso 90. Per voi sono lavoratori del nord, per noi sono lavoratori e basta, in ogni caso si tratta di capire concretamente come difenderli.

La Indesit non intende recedere e di ciò le istituzioni spero tengano conto per il futuro, visto che il Gruppo ha beneficiato dei recenti incentivi statali. Ma il problema è salvare posti di lavoro e produzione. Non credo che Governo, Regione ed Enti Locali possano semplicemente guardare o svolgere un ruolo ‘diplomatico’ tra azienda, sindacato ed eventuali cordate di imprenditori locali disposti a investire. C’è bisogno di garanzie solide, che solo le istituzioni possono dare, e se il pubblico interviene con facilitazioni e sgravi, allora deve assicurare a sé e ai lavoratori un ruolo decisionale o quantomeno di controllo sul modo in cui tali aiuti vengono impiegati.

Dunque o si trova una soluzione nell’ambito di normali relazioni industriali - come è avvenuto in altri siti - oppure credo che debba essere valutata la possibilità di un intervento pubblico. La produzione di elettrodomestici di nuova generazione, che consentono risparmi fino al 50% di acqua, gas, corrente elettrica e vantaggi sul piano dello smaltimento è un fatto di interesse sociale. Dunque un intervento pubblico e con il coinvolgimento degli stessi lavoratori, potrebbe essere collegato all’implementazione di misure di risparmio ed efficienza solitamente già previste nei piani energetici regionali, mediante campagne di rinnovamento e sostituzione delle macchine nel settore privato e pubblico sostenute da incentivi. Il costo potrebbe essere recuperato attraverso una riduzione degli sprechi e delle inefficienze, dell’inquinamento, della spesa per gli ammortizzatori sociali, oltre che da eventuali profitti. Dunque un intervento del Governo, delle Regioni e degli EE. LL. produrrebbe benefici per i lavoratori e per la collettività. In una zona il cui sviluppo - Lei lo sa meglio di me - non è nato dalla grande concentrazione industriale ma da un caratteristico equilibrio economico-produttivo di imprese piccole e medie oggi in fase di disintegrazione e in cui il lavoro precario e a partita Iva e il sistema delle cooperative e delle gare al ribasso crea fasce di lavoratori sottopagati e privi di tutele. Per questo mi risulta si sia costituito nel quartiere del Piave un comitato anticrisi, che si propone di sostenere la lotta dei lavoratori della Indesit, ma che più in generale sente il problema di una crisi destinata ad estendersi travolgendo anche altri settori. Diverse sono le aziende che stanno annullando le commesse e le attività che stanno chiudendo o spostano altrove la produzione e in questo caso il problema da risolvere non riguarda il solo lavoro dipendente.

Riacquisire la gestione pubblica di servizi e imprese è proposta ambiziosa e controcorrente, che va contro la logica delle delocalizzazioni selvagge e del profitto innanzi tutto, della globalizzazione, delle direttive iperliberiste dell’UE, del ‘mercatismo’ - direbbe Tremonti. Ma la Lega in passato non ha avuto problemi a criticare la UE e poi - se mi permette - non si tratta di una proposta più ambiziosa dell’indipendenza della Padania, né mi sembra in contrasto con una logica federalista. Se si dice che almeno una parte del prelievo fiscale deve rimanere lì dove esso è stato prelevato, non vedo per quale motivo almeno una parte della ricchezza prodotta dai lavoratori a Refrontolo non debba essere reinvestita in quello stabilimento. D’altra parte o si sceglie lo sviluppo economico del territorio o si sceglie la logica della competizione tra lavoratori di differenti aree. Se non siamo in grado di dare a tutti i lavoratori le stesse tutele, una retribuzione adeguata al costo della vita e una prospettiva di crescita professionale, non avremo più sviluppo ma più disoccupazione e più conflitto anche dove disoccupazione e conflitto sembrava non fossero di casa.
Distinti saluti.

Marco Veruggio
Direzione Nazionale Partito della Rifondazione Comunista


pubblicato il 2010-07-09 10:27:06


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