Dal Chiapas. Diario di viaggio
Sergio Lugaro
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Montagne del Sudest Messicano. Arriviamo con mia moglie (cittadina messicana che vuole capire) e mia figlia che ha 8 anni e deve capire, arriviamo dicevo alla vigilia del 14° anniversario de “el alzamiento” zapatista. Dal primo gennaio 1994 entrava in vigore il NAFTA, meglio conosciuto come trattato di libero commercio tra USA, Canada e Messico, in pratica, l’inizio della fine dell’economia messicana. Il presidente che siglò tale scellerato compromesso, o meglio, che vendette la propria patria, Carlos Salinas de Gortari, ora vive in Irlanda circondato dai dollari piovutigli addosso per quella firma. Il 1 gennaio 1994 un esercito di pronipoti dei Maya, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, capeggiati da una trentina di comandanti e da un subcomandante, allora l’unico a parlare lo spagnolo, si sollevò in armi. Furono 13 giorni di sangue, di guerra tra EZLN e Esercito Messicano. Furono giorni che portarono all’attenzione mondiale il problema del Chiapas. Il subcomandante Marcos negli anni a seguire riuscì a catturare, grazie ad una grande cultura, e a una strategia definibile quasi di marketing, l’attenzione sempre crescente di interesse verso il movimento zapatista. Il subcomandante addirittura è riuscito in due imprese storiche che, ahime, hanno lasciato ben poco spazio nelle menti dei messicani. Infatti dopo aver spinto quasi in maniera travolgente il movimento, ognuno è tornato a pensare ai problemi personali di un paese completamente divorato da qualsiasi cosa sia made in USA… forza della globalizzazione e della conglobazione.
La prima impresa comunque fu quella di marciare, naturalmente disarmati, all’inizio del 2001 nella capitale, accompagnati da milioni di persone, tanto che il governo dovette dare udienza al congresso ai comandanti incapucciati che con il loro titubante spagnolo esprimevano alcune necessita’ per negoziare e per sopravvivere. La seconda capito’ nel 2006, all’inizio della campagna elettorale per la presidenza messicana, risolta come al solito con una truffa, il subcomadante Marcos, con il nome di delegato zero, girò tutto il messico in una campagna parallela, ascoltando le istanze di ogni paesino e soprattutto dei popoli indios del messico. A fine elezioni dopo la vittoria del PAN (centrodestra) sul PRD (centrosinistra) Marcos sentenzio’: elezione inutile l’unica sinistra siamo noi.
Ed eccoci arrivati ad oggi, in una intervista al settimanale colombiano El Gatopardo, il subcomandante Marcos, ammette riferendosi all'EZLN, "siamo passati di moda". E’ giunta l'ora che il movimento zapatista riveda la sua strategia: sappiamo chi siamo e perchè vogliamo combattere, ma dobbiamo ora chiederci come vogliamo procedere, con quale struttura e verificare chi è pronto a lottare". Attualmente il movimento si trova in un vicolo cieco, isolato in Messico rispetto alla "sinistra" tradizionale. La campagna portata avanti per trovare alleati, iniziata l'anno scorso, non ha sortito gli effetti sperati e il peso mediatico del movimento sta lentamente scemando lasciandolo in balia delle forti spinte disgregatorie esterne e interne. "Ora siamo come nel 1993 ma al contrario. Noi preparavano allora l'insurrezione. Ora è il governo che si prepara ad attaccarci». Comunque il Sub non si rimprovera nulla: "Se dovessi rifare ciò che ho fatto, rifarei tutto, senza cambiare niente". Si spera che la creatività zapatista sappia ancora una volta superare l'impasse e mostrare a tutti che " un altro mondo è possibile". In pratica trapela una forte delusione delle risposte avute dal popolo messicano.
Allora decidiamo, in famiglia, per capire meglio la realtà attuale di muoverci verso Oventic, terra zapatista a tre ore da San Cristóbal. Prima pero’ passiamo al mercato, compriamo dei polli, della farina, dei fagioli, del mais e tanta acqua.
Decidiamo da buoni occidentali di prendere un taxi che per 20 euro ci porta ci aspetta e torna indietro. La strada e’ lunga e ci domandiamo come fecero quel primo gennaio a invadere il Chiapas... incontriamo popoli indios come quelli di Sinacantan o di San Juan Chamula che non sono ottimi vicini di casa degli zapatisti in quanto popoli politicizzati (alla vigilia delle elezioni il PRI – la nostra vecchia DC che per 60 anni dopo la rivoluzione di Emiliano Zapata ha governato il Messico - bussa alla porta e riempie le tasche di soldi e di cibo di queste comunità) risulta cosi poter nascere tranquillamente una guerra tra poveri.
In questi giorni ci ha fatto impressione il cambiamento delle città principali del Chiapas: sono diventate grandi, la loro architettura e’ cambiata, è stata costruita un’autostrada che da Tuxtla Guiterrez porta a San Cristobal, ci sono più internet café che ristoranti. Turisti, alberghi e ancora alberghi. Vicino alle rovine di Pallenque e alle cascate di Mizol-Ha e AguaAzul si costruisce... La gente ci dice che il governo ha fatto molto per gli zapatisti, ha messo su cliniche, ambulatori scuole e a noi tocca il compito di spiegare che il governo messicano a parte uccidere con militari e paramilitari, e a disattendere gli accordi di San Andres e quelli presi dal presidente Fox (“risolverò la vicenda del Chiapas in 15 minuti”) nulla ha fatto in questi 14 anni. Il chiapaneco apre gli occhi e dice “ma allora e’ vero che tutto deriva da donazioni di altri Paesi!” Sì, caro messicano, l’ultima cosa su cui il governo ha inciso realmente in Chiapas e’ accaduta il 22 dicembre 1997, 10 anni fa, strage di donne e bambini in una chiesa zapatista ad Acteal.
Caro messicano guarda che fino a 14 anni fa, nessuno compresi i tuoi compaesani, sapevano cos’era il Chiapas e se ora c’e turismo e lavoro per molti e’ grazie al fatto che la zona e’ straconosciuta per merito di una rivolta tesa alla difesa dei diritti umani. In Italia ci si lamenta spesso dei mezzi di comunicazione ma qui nessuno ha saputo o sa cosa accade in questi territori.
Intanto mentre pensiamo e parliamo con il tassista che inizia ad avere idee piu’ chiare sul suo popolo, il paesaggio cambia: i primi murales “qui e’ terra zapatista, qui comanda il popolo, il governo obbedisce”, “per tutti tutto niente per noi”… Il tassista dice “deve essere qui”. Questo e’ il Caracol (chiocciola) di Oventic zona Los Altos. Scendiamo con il nostro carico di regali. All’ingresso, una cancellata di una decina di metri. Si fa incontro una donna con il passamontagna. Diciamo che vorremo visitare il Caracol. Tiriamo fuori i passaporti, la donna sparisce per 5 minuti e ci fa entrare accompagnandoci in una baracca con dei murales spettacolari (qui i i murales hanno tutti colori incredibili e come tema hanno Zapata, il Che, gli uomini di Mais ecc...) ecco siamo tutti e tre dentro e ci troviamo davanti a otto zapatisti incapucciati (d’ora in poi tutti nel caracol saranno incapucciati) . Notiamo tra loro una donna con in braccio un bimbo di meno di un anno. Iniziano le domande: “nome e cognome, professione, organizzazione di appartenenza, perché siete qui e quanto vi fermate”. Il primo impatto non e’ dei migliori, fanno un certo effetto. Poi diciamo dove possiamo lasciare i regali ci rispondondono a “la Junta de Buen Gobierno”.
Poi due di loro ci accompagnano in un altro “ufficio”, qui tutti tra di loro parlano il tzotzil che insieme al tzeltal e la lingua della zona. Bussano e aspettiamo fuori. Dopo un po’ ci fanno passare: due zapatisti ci aspettano seduti alle loro scrivanie sono membri della Commissione Politica del Caracol di Oventic. Vediamo che veramente fanno un grande sforzo a parlare spagnolo e ci spiegano la loro storia dal 1 gennaio 1994, non osiamo interromperli. Dopodiché ci spiegano che il 9 agosto 2003 sono nati cinque Caracoles che vanno da Oventic fino alla selva Lacandona. Tali Caracoles formano 7 municipi autonomi. Tutto viene gestito dalle giunte del buon governo che vengono sostituite frequentemente in modo da far decidere tutti i membri del villaggio. “La gente dice che non siamo di qui, il governo ci ha scordato, il governo ci ammazza ogni giorno e noi viviano solo grazie al sostengo delle associazioni internazionali. Abbiamo scelto il nome di Caracoles per due motivi, uno perche’ i nostri antenati maya usavano le caracole di mare (grandi conchiglie) per chiamare a raccolta da un villaggio all’altro tutti i guerrieri, ma soprattutto ci piace il nome di caracoles (chiocciola) perche’ e un animale che cammina e cammina e cammina lentamente ma arriva e noi aquí estamos/siamo qui). Siamo dei perenni caminantes”. Intanto vedo che mia moglie si emoziona, piange e probabilmente prova vergogna per come il suo Stato voglia cancellare le proprie origini. “Voi quello che potete fare - continua una di loro - e’ parlare alla gente, ai vostri fratelli sorelle mogli e mariti e spiegare cosa succede e che forse e’ meglio spendere meno per andare a vedere le cascate di Agua Azul e magari comprare 2 o 3 paia di scarpe o di sandali che produciamo, che lavorano i nostri ragazzi. O ancora il nostro caffé, il mais”.
Chiediamo se relmente arrivano gli aiuti dall’estero. Ci tranquillizzano. “Grazie agli aiuti umanitari abbiamo messo su 64 tra cliniche e ambulatori, 4 case della salute per anziani, anche se qui in questo caracol abbiamo una clinica senza personale medico, a volte passa un volontario che si ferma 2 settimane...
Abbiamo scuole primarie e secondarie dove i ragazzi imparano lo spagnolo per avere un futuro lavorativo ma non lasciano il tzotzil o il tzeltal.”
“Stiamo lavorando molto sui diritti umani delle donne, oggi ne vedrete poche perche’ sono tutte al terzo incontro internazionale tra i popoli indios e i popoli del mondo dedicato al ricordo della Comandanta Ramona che si tiene nel Caracol de La Garrucha.” (a proposito all’aeroporto, a Città del Messico, abbiamo incontrato una folta delegazione di donne del No dal Molin che venivano per tre settimane di volontariato e per l’incontro del La Garrucha) “Torneranno comunque tutti dalla selva e dagli altri municipi per il primo gennaio, per l’anniversario.”
Mi viene da porre una domanda scomoda. La faccio e ho paura della risposta. Se il governo continua a essere sordo siete disposti a riprendere le armi? “Ora noi vogliamo fare tutti i passaggi politici. Crediamo che il dialogo sia la strada giusta se dall’altra parte c’e qualcuno disposto a dialogare. Pero’ non escludiamo niente, anche se ora sarebbe veramente una tragedia visto che tra di noi ci sono già molte donne e ragazzini che hanno combattutto”.
La nostra commozione li sorprende, quasi ci consolano. Alla fine dell’incontro lasciamo i regali ma neanche stavolta niente da fare: vanno alla giunta del buon governo! Per ultimo ci chiedono di fare le foto solo ai membri della Commissione Politica ai membri della giunta, ai murales ma non al personale che vediamo in giro per il caracol di Oventic.
L’incontro con la giunta del buen gobierno ci permtette di capire come funzionano: tutto si basa su 7 principi organizzativi: “servire e non servirsi”,
“obbedire e non comandare”,“rappresentare e non soppiantare”, “scendere e non salire”, “convincere e non vincere”,“costruire e non distruggere”,
“proporre e non imporre”.
Ci spiegano i 3 membri della JBG che la formazione delle giunte e dei municipi autonomi “non è una separazione dallo stato Messicano ma è un esercizio del diritto dei popoli indios all’autonomia e alla libera determinazione come popoli originari del nostro paese e questi diritti sono tra l’altro contemplati dagli abbandonati accordi di San Andres siglati dal governo federale e dall’Ezln”.
“Le JBG sono formate da uomini e donne basi di appoggio zapatiste e vengono elette democraticamente in assemblea . La durata e il numero di membri varia a seconda di ogni JBG. Il popolo, la comunità vigilano sul compimento dei lavori della giunta e deciono se la giunta, a seconda del lavoro svolto, può durare ancora in carica”.
Le decisioni arrivano quindi dal basso - metodo penso che anche PRC dovrebbe riapplicare (altro che il cuore del partito è il circolo, andate a dirlo agli organi dirigenti!).
Secondo il funzionamento della JBG capisco finalmente che è qui che i nostri miseri doni saranno lasciati al fine che la giunta stessa sia a decidere come verrano spartiti. Le giunte - ci viene spiegato all’inizio - cambiavano spesso ed era un problema, perche’ se una giunta decideva di coltivare un campo di mais e dopo tre mesi un’altra giunta decideva di dedicarsi alla raccolta dello stesso campo di fagioli era evidente che i risultati sarebbero stati disastrosi ma ora tutto funziona secondo il motto storico dell’Ezln: mandar obedeciendo (comandare obbedendo) al popolo naturalmente. Finalmente riusciamo a lasciare i regali ai tre membri della giunta, due donne e un uomo.
Terminiamo la visita al Caracol di Oventic, prendendo nota di un campo da calcio, uno da basket, delle scuole, di negozietti di prodotti tipici, un calzaturificio e vari uffici di municipi autonomi. E alla fine, prima di uscire, la clinica. Fuori un’ambulanza dell’Associazione YaBasta. Sull’ambulanza due nomi: Davide “Dax” Cesare e Carlo Giuliani.
Il primo gennaio, nella celebrazione dei 14 anni, nel Caracol La Garrucha la Comandanta Rosalinda e il Comandante Omar, nel loro discorso dichiarano con rabbia che l’Ezln e’ pronto a respingere altri attacchi del governo “siamo organizzati e preparati per qualsiasi cosa”.
Intanto ce ne andiamo da un Messico cieco e sordo. Da un Messico che rifiuta le proprie origini. Che trasforma la propria cultura azteca, maya, tolteca in un insulto: “pinche indio”.
pubblicato il 2008-01-20 11:07:15
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