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Gli insegnamenti di Pomigliano


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redazione

La prima lezione che possiamo trarre dalla vicenda di Pomigliano è che il principio per cui i lavoratori devono chinare la testa, perché Berlusconi è cattivo e loro ‘sono deboli’, è in realtà una semplice scusa per mascherare la subalternità di chi sostiene questa tesi al potere. In questi anni la FIOM ha costruito identità e forza sul coraggio di pronunciare dei no (motivati) per difendere i lavoratori. A Pomigliano i metalmeccanici della CGIL hanno il 17% degli iscritti, ma a votare no è stato il 36% dei dipendenti. Nel pieno della discussione su Pomigliano gli ‘estremisti’ della FIOM hanno vinto le elezioni alla FIAT di Melfi passando dai 950 voti del 2007 a 1377, mentre FIM e UILM sono scese rispettivamente da 951 a 866 e da 1376 a 1357. Dunque a volte dire no fa bene alla salute. D’altro canto la sproporzione delle forze è una costante nella storia del movimento operaio. Quando mai questo ha avuto avversari più deboli? La guerra - insegna Von Clausewitz - non è soltanto un cozzare di reggimenti: è anche e soprattutto uno ‘scontro di volontà’. Perciò è semmai proprio la litania del ‘siamo deboli’ che disarma i lavoratori e spesso non per evitare loro il trauma di una sconfitta, bensì per evitare a politici e sindacalisti ‘di sinistra’ l’imbarazzo di una vittoria. E poi cosa dovrebbero dire gli operai cinesi che scioperano e ottengono aumenti per cui qui ci leccheremmo le dita? Loro non ‘sono deboli’?

L’altro aspetto che emerge dalla vicenda FIAT è la clamorosa assenza di rappresentanza politica del mondo del lavoro e l’isolamento in cui sono stati lasciati la FIOM e gli operai di Pomigliano dall’opposizione parlamentare (ma - diciamolo - anche da una sinistra che darebbe via senza esitare cento tessere a Mirafiori in cambio di un seggiolino sghembo a Montecitorio). Ne hanno parlato lo stesso segretario della FIOM Landini (e proprio il giorno dopo la decisione di non firmare l’accordo), Cofferati (ricordate il partito del lavoro?) e altri. A me sembra che se vogliamo evitare che chi ancora riesce a resistere a FIAT, a Confindustria e ai loro sponsor di centrodestra/sinistra venga normalizzato, sarebbe utile che questa discussione andasse avanti, non solo sui giornali, ma anche attraverso un confronto pubblico tra politici, sindacalisti, lavoratori, elettori. A Genova avremmo uno stimolo in più. Tra due anni (o prima?) ci sono le comunali. C’è qualcuno disponibile a collegare questa discussione più generale alla costruzione di uno schieramento politico con un’idea di Genova che guardi non alla sopravvivenza dei gruppi dirigenti della sinistra, ma agli interessi dei lavoratori in questa città?

Marco Veruggio
Direzione Nazionale Rifondazione Comunista


pubblicato il 2010-07-01 13:59:25


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RESISTENZE NR 30

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All'interno:

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  • L’OPINIONE. Bruno Manganaro (FIOM). Lavoro Società: chi l’ha visti?
  • SCUOLA. Blocco degli scrutini: un successo insperato
  • Ricordando il 30 giugno 1960
  • LETTURE: Avanti PO di P. Stefanini; Roma combattente di V. Gentili
  • INTERNAZIONALE. Un’ondata di scioperi operai in Cina
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