Manganaro (FIOM): Rilanciare Fincantieri: impariamo dai tedeschi
redazione
la lettera
«impariamo dai tedeschi
per rilanciare fincantieri»
Ho letto con molto interesse l'articolo di oggi a firma Giorgio Carozzi, sul ruolo dello stato verso l'industria ed in particolare sulla cantieristica. Ho subito pensato che finalmente si poteva aprire un dibattito vero sulla crisi di Fincantieri e sul rischio di tagliare i ponti sul futuro.
La crisi economica e finanziaria si abbatte anche sulla cantieristica ed il mercato, lasciandosi dietro di sé molte vittime, "seleziona" le aziende che nel futuro possono sperare. Metto da parte molte riflessioni su cosa sarebbe urgente fare, sulla "bontà" del mercato e del sistema finanziario e seguo la strada tracciata da Carozzi.
Di fronte alla crisi risposte diverse arrivano da due attori mondiali nel settore crocieristico e delle navi passeggeri: Fincantieri e Meyer Werft. Fincantieri si è lanciata da oltre due anni in avventure pericolose: la Borsa, l'acquisizione di cantieri negli Usa (dove sono già partiti i licenziamenti), il tentativo di acquisire un cantiere in Ucraina (5 volte più grande di Monfalcone), l'aumento spropositato degli appalti senza regole e senza limiti fino ad appaltare la progettazione, cioè la propria mente.
Tutto ciò dilapidando risorse economiche, professionali e di conoscenza e non investendo nei cantieri italiani (senza spazi, senza gru, senza bacini) provocando così la possibile perdita di due navi da crociera Carnival (di cui una è un prototipo); il tutto nell'assenza totale dei governi (cioè della proprietà).
Da diverse settimane, incontrando i lavoratori degli appalti (in gran parte immigrati), sono venuto a conoscenza che molti di loro si stanno organizzando per trasferirsi verso il futuro delle crociere: la Germania! Meyer - con meno clamore mediatico ma con concretezza - ha convinto lo Stato tedesco e il suo Land a finanziare i suoi cantieri ed oggi ha un nuovo bacino coperto di 500 metri: nella stessa struttura si possono costruire tre navi contemporaneamente ed in qualsiasi condizione (giorno e notte), accorciando i tempi della costruzione e della consegna all'armatore.
Meyer ha scelto eccellenza tecnologica e qualità non vergognandosi dell'intervento pubblico con la consapevolezza che nella cantieristica mondiale l'intervento dello stato è decisivo. Di tutto ciò la politica italiana non parla e se parla nega l'evidenza, eppure questo settore è uno dei motori dell'industria italiana e interessa 9.000 dipendenti, oltre 15 mila lavoratori degli appalti, otto cantieri, due sedi direzionali, un centro di ricerca, in altrettante città italiane, dal Nord al Sud.
La Liguria è un pezzo importante del gruppo Fincantieri, ma il silenzio della politica nazionale è anche il silenzio di quella locale. Per i lavoratori tutto questo si traduce in licenziamenti negli appalti e in cassa integrazione per i dipendenti diretti.
È necessario conoscere e dichiarare la malattia per mettere in moto la cura; per la Fiom la crisi industriale di Fincantieri e le scelte sbagliate dell'azionista (governo) e del gruppo dirigente sono evidenti. Solo recuperando il controllo della produzione e della sua qualità con la riduzione degli appalti, investendo nei cantieri e nelle sue strutture, chiedendo con forza investimenti e commesse pubbliche, possiamo evitare di parlare di Fincantieri e della cantieristica italiana come di qualcosa riferito al passato. Per la Fiom questa battaglia è aperta e spero che il sasso lanciato da Giorgio Carozzi metta in moto dibattiti e mobilitazioni per impedire che il ponte sul futuro di Fincantieri crolli.
BRUNO MANGANARO
Segreteria Fiom Cgil Genova
(pubblicato su Shippingonline, 27 novembre 2009)
pubblicato il 2009-11-27 15:46:55
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