MIlano. Call center Pt chiama: lavoratori in lotta rispondono
redazione
di Patrizia Granchelli
Sabato 29 maggio, in una Milano che si apprestava al lungo ponte del 2 giugno, nella centralissima piazza Cordusio, sede delle Poste centrali, è irrotta la protesta dei lavoratori del call center di Poste Italiane, dismessi dall’azienda e dai sindacati per “superiori esigenze di mercato”. Quale mercato? Questo problema i sindacati firmatari dell’accordo a livello nazionale non se lo sono posto. Per questi figuri, le Poste sono come un supermarket: vendono prodotti e quindi, parlare di servizi è una cosa arcaica, da demolire, e, all’insegna del ‘privato è bello’ e ‘lo richiede il mercato’ pian pianino fanno fuori tutto ciò che è pubblico (cioè di tutti, pagato con le mie e con le tue tasse), forti di una categoria resa sempre più debole, da anni di contratti e accordi firmati al ribasso. Ma il troppo… è troppo per tutti e i lavoratori del call center questa volta proprio non ci stanno, dopo numerose assemblee e presidii, decidono di unificare la loro lotta, per la difesa del servizio pubblico e del posto di lavoro, a quella di altri lavoratori milanesi, dalla Maflow alla Marcegaglia, dall’Eutelia all’Omnia. Portano la loro solidarietà, la loro storia e i loro striscioni al presidio permanente della Maflow, e chiedono loro, nel modo più semplice possibile, di fare la stessa cosa al presidio del 29. I lavoratori non si creano problemi nel solidarizzare e chiedere solidarietà, hanno ben presente qual è il loro scopo: fermare questa barbarie. Sanno che solo rompendo il muro della solitudine e coordinando le lotte è possibile ottenere risultati.
Sabato 29 in piazza Cordusio c’erano tutti da Maflow a Marcegaglia, da Eutelia a Omnia, chiamati dai lavoratori del call center di Poste Italiane.
pubblicato il 2010-06-05 08:49:04
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