controcorrente sinistraprc temi

Bacheca

[]


Incontri

[]
>>>



Blog cc : ultime discussioni attive


nella sezione:

Accedi al Blog


Iscriviti alla Mailing List

E-Mail:

Segnala il Sito ad un amico

Da qui puoi inviare una mail per segnalare l' home page di Controcorrente ad un tuo amico

controcorrente home page

Controcorrente: corrente nata il 16 dicembre 2006 per sostituire quella che fu Progetto Comunista di Marco Ferrando. Può contare su un menbro in Cpn (Marco Veruggio) e due in cng ( Alì Ghaderi, Luigi Minghetti) già organici alla corrente di Ferrando.

Fincantieri

Il voto dei lavoratori è diventato un optional 2009-04-28 14:33:15

Il voto dei lavoratori è diventato un optional

Nei giorni scorsi voci accorate si sono levate a difesa dell’integrativo Fincantieri, per la verità già ben presidiato da FIM UILM. Un coro un po’ singolare da parte di chi, nei giorni del referendum sul welfare, diceva che bisogna lasciar decidere i lavoratori. E che tuttavia mi dà l’occasione di intervenire non tanto sul merito dell’accordo – chi è contrario ha già dato ampie spiegazioni – ma più in generale sulla democrazia nei luoghi di lavoro. Gianni Vassallo, ex distaccato Fincantieri all’Intersind, accusa la FIOM di muoversi “sul piano della politica”. Giorgio Carozzi dice che l’accordo “è sembrato a quasi tutti gli osservatori un modello di corrette relazioni sindacali”. Ma, col dovuto rispetto per gli “osservatori”, conta qualcosa il parere degli “sperimentatori”, cioè dei dipendenti Fincantieri? Conta qualcosa se 65 RSU su 125 non la pensano così? E la CISL che a Monfalcone, il più grande stabilimento Fincantieri, sciopera insieme alla FIOM contro l’accordo, fa anch’essa politica? Infine se l’integrativo contiene tanti meravigliosi benefici, perché questa allergia al voto? Che poi l’accordo sia il “presupposto fondamentale” per il ribaltamento a mare del cantiere genovese è un’idea fantasiosa, ma di cui non sfugge il senso: se la spuntassero i riottosi operai di Sestri farebbero un danno alla città. A quando altrettanto fantasiose stime su quanti euro costerebbe ciò a ogni genovese? In realtà arrogarsi il diritto di scegliere cosa è bene per i lavoratori, che evidentemente (talvolta) “non capiscono” (ma talvolta sì), significa mettere in discussione i fondamenti della democrazia in fabbrica. Nell’era delle primarie il voto dei lavoratori è un optional.

Da anni ci ripetono in tutte le salse che la contrattazione aziendale consentirà ai lavoratori italiani di avere finalmente “salari europei”. Fincantieri dimostra il contrario. In realtà ai lavoratori si chiede di riporre le proprie speranze in un meccanismo su cui al contempo si nega loro qualsiasi capacità di controllo, in altre parole di affidarsi al buon cuore delle imprese. Non parliamo poi di quanto è successo ai dipendenti della GGP di Castelfranco Veneto, dove un altro accordo aziendale separato prevede di andare in deroga alla legge non stabilizzando i precari con oltre 36 mesi di lavoro o a quelli di Ferport, che si sono visti disdettare l’integrativo e proporre una ristrutturazione da “discutere” con l’ombra della liquidazione e un lavoratore lasciato a casa, che però, “se il sindacato firma verrà riassunto”. Allora perché non far decidere ai lavoratori stipendio e contratto dei loro manager, sindacalisti e “osservatori”?

Marco Veruggio
Responsabile Economia e Lavoro PRC Genova
Il SECOLO XIX, 24 aprile 2009


Il Governo intervenga per ricapitalizzare Fincantieri 2009-02-12 21:36:03

COMUNICATO STAMPA

Genova, 5 febbraio 2009. Abbiamo appreso dai mezzi d’informazione che questa mattina, presso la sede di Confindustria Genova si è svolta una conferenza stampa tenuta dai vertici della stessa sul futuro di Fincantieri.
Gli organi di stampa riportano l’appello che in questa sede sarebbe stato fatto al sindacato metalmeccanico - e in particolare alla Cgil - affinché si ricostruiscano migliori relazioni sindacali nei confronti del Gruppo.
Siamo stupiti di queste affermazioni che avvengono il giorno dopo l’annullamento dell’incontro nazionale sul contratto integrativo da parte dell’Amministratore Delegato, il quale ha lamentato il fatto che i lavoratori scioperano per le loro rivendicazioni salariali … Inoltre, in occasione di un evento pubblico tenutosi a Genova lo scorso lunedì (e nella lettera di annullamento dell’incontro del 4 febbraio u.s.), lo stesso Amministratore ha dichiarato una cosa non vera e cioè che Fincantieri è l’unica azienda che propone di discutere l’integrativo: in realtà anche in aziende come ABB, Piaggio, Engineering, STMicroeletronics, Sirti, Sielte, Ducati, Nuovo Pignone, Alcatel, Bombardini, Avio, Siemens, Wartsila, Wass, ecc. si è discusso e/o si stà discutendo dell’integrativo aziendale.

È l’Azienda Fincantieri che dà ultimatum ai lavoratori e al Sindacato con obbiettivi di produttività del 20% (irraggiungibili) e aumenti salariali minimi e finti.

La Fiom vuole trattare ed è disponibile a mediare sulle richieste a fronte di una corrispondente disponibilità della Fincantieri: se la scelta è prendere o lasciare, la Fiom e la maggioranza dei lavoratori continueranno a protestare rivendicando i propri diritti.

Il gruppo dirigente di Fincantieri sa benissimo che le commesse di nuove navi saranno acquisite solo se il suo azionista (il Ministero del Tesoro) sarà disposto a ricapitalizzarla; se ciò non avverrà nessun aumento di produttività convincerà gli armatori, che non riescono ad avere crediti sufficienti dal sistema bancario e finanziario, ad investire in nuove navi.
È quello che discutono in Francia, in Cina, in Corea, negli Usa perché si nega in Italia? Perché l’associazione dei cantieri navali privati (ANCANAP) rivendica un intervento dello stato come per il settore auto e la Fincantieri parla solo di quanto sono “fannulloni” i lavoratori? Forse si vuole nascondere il fatto che un gruppo dirigente aziendale - impegnato per oltre 3 anni su un tragico obbiettivo come la quotazione in Borsa - oggi ha perso il controllo della produzione come più volte abbiamo denunciato?

Siamo disponibili alla mediazione, ma non ai ricatti o agli accordi separati - come purtroppo è avvenuto nel cantiere di Riva Trigoso – e soprattutto siamo indisponibili ad ogni forma di ammortizzatore sociale che tamponi l’incapacità manageriale.

Anche in questi giorni la Fiom ha scritto a Fincantieri per ribadire la disponibilità al confronto: se ciò non avviene è perché i vertici del Gruppo non vogliono trattare.

Bruno Manganaro
Segreteria Fiom Cgil Genova

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Comitato Regionale Ligure

Confindustria soffia sul fuoco?
Il Governo intervenga per la ricapitalizzazione di Fincantieri

Confindustria oggi esprime preoccupazione per la situazione del Gruppo Fincantieri e ne addebita le responsabilità alla Fiom Cgil, che non vorrebbe “trattare”. Ma cosa significa “trattare”? Significa ancora una volta contrattare una riduzione del costo del lavoro e dei diritti utilizzando la “competitività” come paravento ideologico e agitando come spauracchio lo spettro della cassa integrazione? E magari in nome di una sorta di supermercato mondiale della forza lavoro, dove i lavoratori vengono messi in concorrenza, coi risultati di cui sono piene le pagine dei giornali di questi giorni? E cercando di isolare l’organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa nel settore? E’ esattamente questa logica che ha prodotto il disastro che vediamo: ai lavoratori si chiede di produrre di più, guadagnare di meno e consumare tanto, anche più di quanto si possano permettere.

Rifondazione Comunista al contrario crede che l’economia si rilanci innanzitutto sostenendo i salari e quindi i consumi, anche attraverso un rilancio dell’intervento pubblico. Gli industriali chiedono alla Stato di intervenire a sostegno dei settori in difficoltà. Perché dunque nel settore della cantieristica non si associano alla richiesta – avanzata proprio dalla Fiom e che condividiamo – di una ricapitalizzazione di Fincantieri mediante l’intervento del Tesoro? Perché non si “tratta” su questa proposta? Forse perché si ritiene che ancora una volta siano i lavoratori a dover pagare per i disastri fatti da altri. Noi su questo continuiamo a non essere d’accordo.

Genova, 5 febbraio 2009
Giacomo Conti
Segretario Prc Liguria

Marco Veruggio
Responsabile Economia lavoro Prc Liguria


Non è uno scandalo se lo Stato aiuta Fincantieri 2008-12-04 15:48:09

(Il Secolo XIX, 2 dicembre 2008)
Non è uno scandalo se lo Stato aiuta Fincantieri
di Bruno Manganaro
Segretario Fiom Cgil Genova

Ho letto con interesse l'articolo a firma Giorgio Carozzi su Fincantieri perché racconta di alcune verità sul mondo della navalmeccanica che da tempo la Fiom sta affermando e che in Italia si tende a nascondere; a livello mondiale, le aziende di questo settore utilizzano lo Stato e l'intervento pubblico per far vivere un'importante produzione che, per qualità e quantità di prodotti e manodopera, resta un comparto decisivo per l'industria di un paese. A differenza di Carozzi però, non ritengo che ciò rappresenti una vergogna ed una colpa, anzi, credo si tratti di uno strumento necessario in un settore che, per diversi motivi, ha bassi margini di redditività; penso all'autofinanziamento in fase di costruzione (gli armatori pagano solo alla consegna), o al fatto che non si possano trasferire aumenti di costi quali quelli delle materie prime sull'armatore. Nonostante ciò, la cantieristica è un volano nella produzione industriale e rimane un settore a grande utilizzo di manodopera. Credo quindi che, se l'intervento del "pubblico" era legittimo ieri, oggi è ancor più necessario: siamo di fronte al più grande crollo finanziario dal dopoguerra ad oggi, con una recessione che non sappiamo quali effetti e quali tempi, avrà anche sulla cantieristica. Come descrive correttamente Carozzi i governi annunciano interventi pubblici: la Merkel e Sarkozy chiedono di "sospendere" i vincoli di Maastricht; dagli Usa alla Gran Bretagna enormi quantità di denaro si muovono per salvare banche ed istituti finanziari; la richiesta di intervento statale viene anche da Amit Mitra, Segretario degli industriali dell'India; Obama, annuncia di voler intervenire a difesa dell'industria delle auto; Putin interviene con 320 milioni di dollari per nuove commesse nei cantieri navali; il governo Coreano è pronto ad aiutare STX Shipbuilding - il più grande concorrente di Fincantieri -; Sarkozy riacquista parte della proprietà dei Chantier de l'Atlantique a difesa della produzione francese. Perché ciò che viene annunciato dagli altri paesi è folle ed è invece sensato il tentativo dello Stato Italiano di ridurre pesantemente la sua proprietà verso Fincantieri? Se oggi Fincantieri fosse in borsa forse avrebbe quei 400 milioni di euro tanto sbandierati, ma i suoi azionisti sarebbero in possesso di fondi di investimento distrutti dalla crisi finanziaria, il suo valore sarebbe notevolmente ridotto e l'azienda diventerebbe facilmente scalabile (vedi vicenda Aker). Si chiuderebbero dei cantieri, con conseguenti licenziamenti, e i dipendenti che avessero accettato di scambiare la loro liquidazione con azioni Fincantieri sarebbero più poveri. Per attraversare la crisi economica e finanziaria senza contraccolpi oggi a Fincantieri servirebbe una ricapitalizzazione da parte del Ministero del Tesoro. Non si possono risolvere le difficoltà di una crisi mondiale con un po' di "olio di gomito" dei dipendenti, con maggior sfruttamento dei lavoratori nelle ditte d'appalto e senza aumenti salariali certi, soprattutto in un Gruppo con un fatturato di circa 3 miliardi di euro l'anno. Su questo non ci può essere unità d'intenti se chi gestisce l'azienda non ha niente da offrire che vecchie ricette: mercato finanziario e sfruttamento della manodopera.


Articoli da: 1 a 3 di 11

In ottemperanza alla nuova Legge sull'editoria italiana, segnaliamo che questo sito non è un periodico, non ha cadenze di aggiornamento preordinate e prevedibili e non è una testata giornalistica. Tutti i contenuti sono a responsabilità e copyright dei siti linkati o personale di chi li ha scritti. Non pubblichiamo contenuti anonimi. Eventuali dati sensibili sono tutelati in ottemperanza alla Legge 675/96 e dal D.P.R. 318/99. Le opinioni contenute negli articoli pubblicati sono di esclusiva responsabilità degli autori e il loro inserimento nel sito non comporta necessariamente la completa condivisione dei contenuti da parte della redazione. Il sito è visibile in risoluzione ottimale 1024 x 768 con i seguenti browser: Internet Explorer, Firefox, Opera, Netscape.